
La vittoria del PdL in Sardegna conferma l'inconcludenza e la dannosità di una politica vecchio stampo, tipica e unica, praticamente DOC del centrosinistra, di non fare politica, o meglio, di impegnarsi con tutta l'anima a criticare l'avversario senza rivelare la propria identita e senza essere propositiva in termini di idee e progetti. In sostanza l'unico messaggio lanciato negli ultimi anni è stato quello di demonizzare Berlusconi con risultati disastrosi. Le elezioni le hanno perse per questo, non paghi della batosta e intenzionati a continuare sulla stessa strada, hanno perso le comunali di Roma, le regionali in Abruzzo ed ora in Sardegna.
Come non ricordare le accuse di Veltroni al premier, impegnato nella campagna elettorale sarda , denunciandolo di dedicarsi a sostenre il suo candidato invece di occuparsi delle drammatiche questioni nazionali. Questa strategia di sterile critica non paga e non pagherà mai, per fortuna. Di questo passo c'è da immaginare che il prossimo programma elettorale del PD sarà composto da una sola frase: tutto il contrario di quello che vuol fare Berlusconi. Punto e fine. Grazie quindi a Walter Veltroni che cocciutamente segue questa linea pseudopolitica di sola contrapposizione.
Il PD è scompostamente in bilico tra un no dato alla sinistra italiana e una richiesta di compattezza con il centro del suo schieramento flagellato da problemi etici di non facile soluzione. Ostinatamente però, invece di porre le basi per costruirsi un'identità eterogenea prettamente politica e laica, si ostina a sparare bordate contro l'avversario, cercando di screditarlo e di renderlo innocuo. Purtroppo (per loro) questo atteggiamento ha mostrato tutta la sua devastante incosistenza, non funziona e, dati alla mano, le elezioni in Sardegna sarebbero potute essere l'opportunità per un cambiamento di direzione più propositivo e meno di critica drastica. Così non è stato ed il risultato ne è la conferma. C'è da augurarsi che la stessa strategia venga adottata anche da qui alle prossime elezioni amministrative. D'altra parte sarebbe difficile fare diversamente con un leader non riconosciuto, una componente ex PCI dominante, una porzione ex DC storicamente e attualmente in posizione scomoda e opposta sulle scialbe posizioni meramente politiche anche là dove la gente vorrebbe risposte etiche e morali decise.
La condanna è alla disgregazione o, nella migliore delle ipotesi, allo stesso isolamento che sta subendo la CGIL ostinatamente impegnata politicamente a sostenere la sinistra politica prima ancora che di ottenere risultati significativi e realistici per i lavoratori. PD e CGIL sono scesi in piazza tre giorni su tre con esiti a dir poco depressivi. Una piazzetta semivuota ad ascoltare l'ex nemico e capo di Stato Scalfaro che, col rosario in una mano ed il Capitale nell'altra, isolato in un palco che occupava da solo mezza piazza, sbofonchiava frasi senza senso politico e prive di interesse in una difesa partigiana ad una Costituzione che tutti vogliono cambiare. Poi il flop del fior fiore del sindacalismo rosso che non avendo nulla da proporre, se non la solita filippica anti-governativa, si è dovuta accontentare di un manipolo di pensionati, ex Festa dell'Unità, sempre pronti a salire su un pullman pur di far sventolare una bandiera rossa. Infine i girotondini di morettiana memoria che, tolta la naftalina dagli eschimo sessantottini, pur non sapendo bene per quale motivo si trovassero appoggiati dai dipietristi, visto che nemmeno loro avevano chiaro per cosa protestare, hanno comunque seguito la linea verde della pura e semplice critica all'avversario.
Non contenti dei flop e dei disastri possibili venturi, si preannuncia una stagione di scioperi e manifestazioni a raffica. Momentaneamente non è dato saperne il motivo ma, sicuramente, è un modo come un altro per tenersi in allenamento.
Forse un attimo di riflessione sulla inutilità di unire anime politiche e culturali diverse solo per far numero, o come penoso esperimento politico sbandierato per il nuovo che avanza ma non supportato da facce nuove (Scalfaro docet), sarebbe opportuno, per il bene degli equilibri politici e dell'efficienza parlamentare italiana. Per quanto Veltroni si accanisca a dichiarare che la crisi è profonda ed il governo è inadeguato ad affrontarla, ci troviamo di fronte ad un'opposizione incapace di contribuire perchè evanescente e troppo occupata a lamentarsi. Riusciranno i nostri eroi a capire che gli italiani vogliono vedere politici che si rimboccano le maniche, magari anche sbagliando qualcosa, piuttosto che lagnoni e piagnoni che non sanno fare altro che leccarsi le proprie ferite d'orgoglio.
Come non ricordare le accuse di Veltroni al premier, impegnato nella campagna elettorale sarda , denunciandolo di dedicarsi a sostenre il suo candidato invece di occuparsi delle drammatiche questioni nazionali. Questa strategia di sterile critica non paga e non pagherà mai, per fortuna. Di questo passo c'è da immaginare che il prossimo programma elettorale del PD sarà composto da una sola frase: tutto il contrario di quello che vuol fare Berlusconi. Punto e fine. Grazie quindi a Walter Veltroni che cocciutamente segue questa linea pseudopolitica di sola contrapposizione.
Il PD è scompostamente in bilico tra un no dato alla sinistra italiana e una richiesta di compattezza con il centro del suo schieramento flagellato da problemi etici di non facile soluzione. Ostinatamente però, invece di porre le basi per costruirsi un'identità eterogenea prettamente politica e laica, si ostina a sparare bordate contro l'avversario, cercando di screditarlo e di renderlo innocuo. Purtroppo (per loro) questo atteggiamento ha mostrato tutta la sua devastante incosistenza, non funziona e, dati alla mano, le elezioni in Sardegna sarebbero potute essere l'opportunità per un cambiamento di direzione più propositivo e meno di critica drastica. Così non è stato ed il risultato ne è la conferma. C'è da augurarsi che la stessa strategia venga adottata anche da qui alle prossime elezioni amministrative. D'altra parte sarebbe difficile fare diversamente con un leader non riconosciuto, una componente ex PCI dominante, una porzione ex DC storicamente e attualmente in posizione scomoda e opposta sulle scialbe posizioni meramente politiche anche là dove la gente vorrebbe risposte etiche e morali decise.
La condanna è alla disgregazione o, nella migliore delle ipotesi, allo stesso isolamento che sta subendo la CGIL ostinatamente impegnata politicamente a sostenere la sinistra politica prima ancora che di ottenere risultati significativi e realistici per i lavoratori. PD e CGIL sono scesi in piazza tre giorni su tre con esiti a dir poco depressivi. Una piazzetta semivuota ad ascoltare l'ex nemico e capo di Stato Scalfaro che, col rosario in una mano ed il Capitale nell'altra, isolato in un palco che occupava da solo mezza piazza, sbofonchiava frasi senza senso politico e prive di interesse in una difesa partigiana ad una Costituzione che tutti vogliono cambiare. Poi il flop del fior fiore del sindacalismo rosso che non avendo nulla da proporre, se non la solita filippica anti-governativa, si è dovuta accontentare di un manipolo di pensionati, ex Festa dell'Unità, sempre pronti a salire su un pullman pur di far sventolare una bandiera rossa. Infine i girotondini di morettiana memoria che, tolta la naftalina dagli eschimo sessantottini, pur non sapendo bene per quale motivo si trovassero appoggiati dai dipietristi, visto che nemmeno loro avevano chiaro per cosa protestare, hanno comunque seguito la linea verde della pura e semplice critica all'avversario.
Non contenti dei flop e dei disastri possibili venturi, si preannuncia una stagione di scioperi e manifestazioni a raffica. Momentaneamente non è dato saperne il motivo ma, sicuramente, è un modo come un altro per tenersi in allenamento.
Forse un attimo di riflessione sulla inutilità di unire anime politiche e culturali diverse solo per far numero, o come penoso esperimento politico sbandierato per il nuovo che avanza ma non supportato da facce nuove (Scalfaro docet), sarebbe opportuno, per il bene degli equilibri politici e dell'efficienza parlamentare italiana. Per quanto Veltroni si accanisca a dichiarare che la crisi è profonda ed il governo è inadeguato ad affrontarla, ci troviamo di fronte ad un'opposizione incapace di contribuire perchè evanescente e troppo occupata a lamentarsi. Riusciranno i nostri eroi a capire che gli italiani vogliono vedere politici che si rimboccano le maniche, magari anche sbagliando qualcosa, piuttosto che lagnoni e piagnoni che non sanno fare altro che leccarsi le proprie ferite d'orgoglio.



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