mercoledì 11 febbraio 2009

Una costituzione da cambiare


Ad ogni alito di vento politico, ad ogni più insignificante polemica parlamentare, fino ai grandi temi etici o sociali, ci si arrabatta in dispute tra gli opposti schieramenti tirando immancabilmente in ballo la laicità dello Stato come dogma incontrovertibile e si pone il sigillo del dettato costituzionale. Questi sono i binari su cui ci si deve muovere e guai a chi accenna a dubbi o incertezze.
Sulla laicità dello Stato non ho nulla da obiettare perchè è garanzia di interventi che salvaguardano tutti i cittadini nel loro minestrone di credi religiosi, di principi morali e ideologici. Eppure questo principio di rispetto globale rischia spesso di essere letto come divieto alla libera espressione di ogni soggetto. Anzi, una tendenza che si sta imponendo è quella di un garantismo di sinistra (ma purtroppo esteso anche all'ala più moderata del centrosinistra) nei confronti delle religioni minoritariamente rappresentative. I politici più radicali ed i loro fans (dai centri sociali ad una rappresentanza limitata, ma imbufalita e chiassosa, del mondo studentesco, docenti inclusi) si battono a suon di occupazioni e cortei al fianco di altrettanti facinorosi integralisti islamici. I casi dell'occupazione delle piazze antistanti il duomo di Milano e San Petronio a Bologna ne sono testimonianza.
Ma la vera ragione per cui ci si schiera dalla parte dell'integralismo islamico (disconosciuto anche dagli stessi islamici moderati) non è tanto una scelta religiosa, quanto un'ossessiva guerra dichiarata contro la Chiesa cattolica, i suoi rappresentanti ed i fedeli. Loro sì accusati di "inopportune ingerenze" e minaccia pericolosa al sacro principio di laicità.
Di fatto al contributo positivo che la Chiesa, ed i cattolici in genere, propongono nel dibattito culturale e politico italiano viene data puntuale risposta con cipiglio e determinazione. Per tutti basti ricordare la manifestazione a favore della Famiglia che ha immediatamente registrato una contromanifestazione di risposta. E citiamo anche i pomodori in faccia a Giuliano Ferrara quando si è azzardato a parlare in termini critici di aborto. Queste lecite opinioni vengono sistematicamente bollate come "mine alla laicità", compresa la visita del Papa alla Sapienza di Roma (ingerente) alla quale si sarebbe voluta contrapporre una lezione di ex brigatisti (laica).
Il punto saliente dello scontro unilaterale è la negazione del principio cattolico di "diritto alla vita", che sia esso rivolto a un disabile come Eluana Englaro, o ad un feto sconosciuto. Questo diritto cozza contro la libertà di altri (il papà Beppino o la madre del futuro nascituro) e la laicità deve, non si sà perchè, garantire prima i diritti dei presenti anche a costo della morte dei più deboli, indifesi e invisibili.

In Italia si può parlare di tutto ma guai a toccare la Costituzione. Berlusconi ha istintivamente esternato termini dispregiativi definendola "sovietica", auspicando che possa essere modificata. Fulmini e saette l'hanno colpito dai banchi dell'opposizione. Sono convinto che siano ben pochi i parlamentari seduti nelle aule di camera e senato che l'abbiano letta per intero, ci si accoda ciecamente ai luminari del partito. Eppure vi sono elementi, poco conosciuti e mai spiegati nelle nostre scuole, che pongono seri dubbi sulla sacralità e bontà dell'attuale testo costituzionale. L'ex capo di Stato Francesco Cossiga, senza andare per il sottile, la definisce "un piccolo trattato di Yalta, fatto di assicurazioni e controassicurazioni". Il momento storico che ne vide la nascita ne caratterizza la "vacuità", De Gasperi e Togliatti si tutelarono reciprocamente. Nascono così astrusità - come le definisce Cossiga - tipo "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". Non sulla libertà o sugli individui. Così Dossetti, o Moro, trovarono il compromesso del lavoro. E di compromessi ne è piena. Pensare ed aupicare quindi una sua revisione e una pacata rilettura attualizzandone i contenuti, influenzati dal periodo bellico e dall'incertezza sul futuro politico, non può non trovare concordi maggioranza e opposizione. Ma se la proposta parte da Berlusconi si è disposti anche a rinunciare, non in nome del popolo italiano, ma della assurda e sfacciata contrapposizione di schieramento.

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