lunedì 23 marzo 2009

Tutti per uno


Il processo di unificazione, già copyright del PD, è ora realtà anche nel PDL. Gianfranco Fini nel terzo e ultimo congresso di Alleanza Nazionale ha sciolto il partito storico della destra, seppur con molti puntini sulle i, che confluisce nel Partito voluto e annunciato sul predellino della sua auto, da Berlusconi. Il processo politico che ha portato ai partitoni unici, è stato difficile, articolato ma, tutto sommato, abbastanza veloce e condiviso. Anche se, per analizzarne la dinamica, bisognerebbe tornare indietro fino alla rivoluzione mani pulite che ha stravolto l'assetto politico e sancito la fine della prima Repubblica, la spinta decisiva è assai recente, ed è riconducibile al clamoroso flop dell'ultimo governo Prodi. Insomma la sottile linea di separazione tra una coalizione o un'alleanza programmatica (leggi Ulivo o Casa delle Libertà) ed un partito unico consiste molto semplicemente nel cercare di evitare divisioni interne in corso d'opera, su tematiche particolarmente sensibili, in primis Etica e Welfare. In sintesi garantire la governabilità a chi ha ricevuto il maggior consenso elettorale. Il meccanismo si stà rivelando ben funzionante con l'attuale Governo di Centrodestra perchè forte di una larga maggioranza, più complesso sarebbe comunque se gli italiani, come già successo, si spaccassero in due. In questo caso la palla tornerebbe ai partiti minori che hanno deciso per il mantenimento della propria identità e che, inevitabilmente, farebbero pendere l'ago della bilancia ad ogni seduta in aula. In pratica il topolino tra gli elefanti tornerebbe a spargere il terrore di un tonfo governativo.

Anche in questa legislatura sono presenti sostegni esterni, l'Italia dei Valori a centrosinistra e, a questo punto, la Lega nel centrodestra, oltre naturalmente ai battitori liberi ancora vivi e vegeti. Ma, tutto sommato, la garanzia di arrivare a fine legislatura senza sorprese, proprio per i numeri usciti dalle urne, è reale poichè non gioverebbe a nessuno un ennesimo stop alla attività parlamentare. Soprattutto in tempo di profonda crisi economica. L'intesa comune ai grandi di immunizzare anche nel futuro i partiti più piccoli con una soglia di sbarramento al 4% eviterebbe dispersione di voti e contaminazione politica al loro interno, e garantirebbe nel contempo una naturale alternanza alla guida del paese con un rapporto più pacifico e costruttivo tra maggioranza e opposizione. Per questo l'esito delle prossime elezioni politiche dipenderà principalmente dalla valutazione che gli italiani daranno all'attività e alle scelte del Governo Berlusconi. Sono quindi superflue e dannose le sterili critiche continue che, prima Veltroni poi Franceschini con tutto il suo seguito, rivolgono quotidianamente al Premier. Se qualche elettore di centrodestra (o di un qualunque partito minore) deciderà di non votare il PdL sarà solo per un oggettivo giudizio negativo sull'azione di Governo e non certo per i continui rimbrotti di Franceschini. Anzi, l'opposizione dura ad personam può essere letta, in piena crisi, come una mancanza di idee alternative ed al non voler collaborare al risanamento unendo le forze. Di contro la maggioranza, probabilmente consapevole di essere l'unica a potersi garantire la fiducia dei cittadini, sfodera un'intensa attività parlamentare. Sforna leggi, disegni di legge, proposte di riforme a tambur battente. Non la si può certo accusare di immobilismo o di prendere sottogamba i problemi del paese. Giudicare la bontà o meno delle singole scelte è invece nostra esclusiva prerogativa di italiani. I criticatutto in questo momento non servono, sono dannosi e, dati alla mano, perdono voti un po' ovunque.

0 commenti: